Apoteosi a Trieste. La quinta e ultima tappa dell’Adriatica Ionica Race si conclude con una scarica di adrenalina in Piazza Unità d’Italia. Elia Viviani(Quick-Step Floors) si è confermato il re incontrastato della velocità, battendo allo sprint il campione del mondo 2011 Mark Cavendish (Dimension Data) e il giovane Riccardo Minali (Italia), domenica 24 giugno. Mentre l’oro olimpico di Rio de Janeiro 2016 imprimeva il suo terzo sigillo (il quarto, se si considera anche la cronosquadre iniziale di Lido di Jesolo) sulla corsa, un altro protagonista volava alto. Si tratta del colombiano Ivan Ramiro Sosa (Androni Giocattoli-Sidermec), appena 20 anni ma già storico vincitore della prima Adriatica Ionica Race, legittimata con lo stupendo trionfo in cima al Passo Giau.

Viviani e Sosa, il velocista e lo scalatore, il presente e il futuro: la corsa ideata da Moreno Argentin si è confermata emozionante ed equilibrata, con tappe mai banali e protagonisti di alto profilo: una festa del ciclismo sulle strade del Veneto e del Friuli Venezia Giulia.

Oltre alla maglia azzurra Geo&Tex 2000 del leader, Sosa ha indossato anche la maglia bianca Gabetti del miglior giovane. È sempre rimasta salda sulle spalle di Elia Viviani invece la maglia rossa Full Speed Ahead della classifica a punti. La maglia verde Prologo degli scalatori premia l’intraprendenza del giovane Enrico Logica (Biesse Carrera Gavardo), che aveva perso il primato dopo il tappone dolomitico ma lo ha riacquistato centrando la fuga nella quarta tappa di Grado. Michele Gazzara (Sangemini-Mg K.Vis-Vega) ha meritato la maglia arancione Suzuki del più combattivo di giornata.

LA CRONACA DELLA TAPPA
Sono 107 i partenti da Grado (Gorizia) per la quinta e ultima fatica dell’Adriatica Ionica Race, li attendono 116,8 km di gara. Al km 23 si forma una fuga di sei uomini: Chun Kai Feng (Bahrain-Merida), Darwin Atapuma (Uae-Team Emirates), Umberto Orsini (Bardiani-Csf), Damiano Cima (Nippo-Vini Fantini-Europa Ovini), Miguel Eduardo Florez Lopez (Wilier Triestina-Selle Italia) e Michele Gazzara (Sangemini-Mg K.Vis-Vega). Gazzara è il primo sui gpm diSan Martino del Carso e Prosecco, prima che la corsa entri nel suggestivo circuito cittadino di Trieste.

A 30 km dal traguardo la fuga viene riassorbita e lo sprint diventa inevitabile, mentre la velocità si alza per scongiurare tentativi di attacco. Il finale vede trionfare ancora Elia Viviani, con margine su Cavendish e Minali. Quarto Alvaro Hodeg (Quick-Step Floors), quinto Luca Pacioni (Wilier Triestina-Selle Italia).

Sosa taglia il traguardo 31° a 4’’ dal vincitore e in tutta sicurezza: la classifica generale è sua. Secondo Giulio Ciccone (Bardiani-Csf) a 41’’, mentre completa il podio il russo Ildar Arslanov (Gazprom-Rusvelo) a 1’18’’.

LE PAROLE DEI PROTAGONISTI
Per Elia Viviani si tratta della tredicesima vittoria stagionale, una cifre che lo conferma sempre più al comando della graduatoria dei plurivittoriosi 2018: “Dopo un grande giro bisogna restare concentrati con la testa, saper soffrire un po’ – le parole del velocista veronese –. Ma la condizione era tale da permetterci di vincere anche tappe movimentate come quella di Maser. Oggi era la prima vera e propria volata con tutti i velocisti puri. Sono contento di aver retto il confronto con Cavendish che avevo a ruota e mi dava po’ di timore. Abbiamo provato a fare un vero e proprio treno. Hodeg come ultimo uomo ha dimostrato qualità e ha già l’esperienza di pilotarci nel migliore dei modi. Son contento di aver concluso al meglio questa settimana. Vincere nella piazza di Trieste è bellissimo, mi ricordo lo scenario del 2014 al Giro d’Italia e il circuito è sempre spettacolare. Portare la gente sulle strade e in posti suggestivi come questo sono scelte che condivido. La prima edizione dell’Adriatica Ionica Race l’ho trovata completa: il terreno per scalatori c’era, per gli sprinter pure, e la cronosquadre è sempre spettacolare”.

Ivan Ramiro Sosa era il secondo più giovane al via dell’Adriatica Ionica Race (il più giovane in assoluto Manuel Penalver della Trevigiani-Phonix Hemus 1896), ma è stato capace di conquistare il primo successo di grande rilievo della carriera: “Avevamo lavorato per arrivare bene a questa gara ma non credevo di vincere, e invece ci sono riuscito. Il Giau? Era una tappa troppo difficile, ho aspettato gli ultimi tre chilometri e alla fine sono andato via. Nelle ultime tappe c’era l’insidia dello sterrato ma alla fine mi sono trovato bene, c’era anche Belletti che mi ha dato una mano. Qui vinse Quintana nel 2014? Sono contento di aver trionfato in questa piazza come fece lui”.

Grande felicità anche per Gianni Savio, team manager dell’Androni Giocattoli-Sidermec, che ha ottenuto un successo importante in chiave Ciclismo Cup, il circuito italiano di cui l’Adriatica Ionica Race rappresenta la sesta tappa: “È una vittoria importante perché Ivan acquisisce la consapevolezza di essere un corridore forte. Ho esperienza di sudamericani, perché di talenti tra i pro’ ne ho lanciati parecchi: alcuni si sono persi perché non sono riusciti a mantenere una caratterista fondamentale come l’umiltà. Lui invece è umile, posato, ha tutte le caratteristiche per conservare un equilibrio psicofisico necessario per fare strada. Ha solo 20 anni ma sono convinto che diventerà un grande scalatore. Faccio i complimenti alla manifestazione che riporta il grande ciclismo in regioni dove a livello professionistico era scomparso. Congratulazioni a Moreno Argentin che è stato capace di riportare il grande ciclismo in questi luoghi”.

Così Moreno Argentin, campione del mondo 1986, vincitore di quattro Liegi-Bastogne-Liegi e ideatore dell’Adriatica Ionica Race: “La prima edizione è stata una sfida: l’abbiamo vinta. Noi andiamo controcorrente: altri smettono, noi iniziamo. Abbiamo avuto splendidi attori e vincitori che ci danno ancora più credibilità e ci dicono che dobbiamo continuare su questa strada. Proseguiremo facendo tesoro di tutte le osservazioni e i contributi che arrivano dal territorio, dai direttori sportivi, dalla gente che abbiamo incontrato. Devo ringraziare tutto lo staff e tutti coloro che hanno messo il cuore e hanno lavorato per tre. Tutto il gruppo di lavoro, i volontari, la sala stampa. Faremo tesori di queste esperienze”.